Dalle imprese responsabili alla democrazia economica: una prospettiva proutista e neoumanista

Una ricerca

approfondita sui

difetti del

capitalismo e

soluzioni globali:

da worker

buyout

a Mondragón

e PROUT

Dalle imprese responsabili alla democrazia economica

Caporalato, lavoro minorile, salari insufficienti, delocalizzazioni, discriminazioni e ambienti insicuri non sono residui del passato. Sono manifestazioni di uno stesso squilibrio: chi possiede il capitale concentra gran parte del potere economico, mentre chi lavora dispone di un'influenza molto più limitata sulle decisioni che incidono sulla propria vita.

Non tutte le imprese operano nello stesso modo. Esistono imprenditori che considerano il lavoro una responsabilità sociale, ma il mercato tende a premiare chi riduce i costi del lavoro, trasferisce altrove quelli ambientali e sociali e concentra gli utili. Perciò la dignità del lavoratore non può dipendere soltanto dalla sensibilità di chi dirige un'azienda: deve essere garantita da regole, istituzioni e da una diversa distribuzione del potere economico.

Dalla responsabilità personale ai diritti

Alla fine dell'Ottocento Ernst Abbe comprese che le tutele dei lavoratori non potevano restare concessioni revocabili del proprietario. Con la Fondazione Carl Zeiss trasferì progressivamente l'azienda a una struttura regolata da norme permanenti, introducendo pensioni, ferie, protezioni sociali e, nel 1900, la giornata lavorativa di otto ore. Il valore della sua esperienza consiste soprattutto nell'aver trasformato la generosità individuale in diritti capaci di sopravvivere al cambiamento delle persone.

Adriano Olivetti ampliò questa prospettiva: l'impresa non era per lui soltanto un luogo di produzione, ma parte della comunità. Fabbrica, abitazioni, servizi sociali, cultura, formazione e territorio dovevano svilupparsi insieme. La sua visione superava il paternalismo tradizionale, ma rimase in gran parte legata alla personalità del fondatore; dopo la sua morte, molte innovazioni si indebolirono. Ciò mostra quanto sia fragile un modello che non riesce a incorporare stabilmente nelle proprie strutture la responsabilità sociale.

Dalla responsabilità alla partecipazione

Enrique Shaw, dirigente industriale argentino, considerava l'impresa una «comunità di vita» e sosteneva il dialogo con i lavoratori. Quando gli venne chiesto di licenziare circa milleduecento dipendenti, si dichiarò disposto a lasciare l'incarico pur di cercare alternative. Il suo comportamento dimostra che il profitto può essere subordinato alla dignità umana, ma rivela anche il limite dell'imprenditore responsabile: può opporsi o negoziare, senza modificare da solo una struttura nella quale il potere decisivo appartiene alla proprietà.

Un cambiamento più profondo prese forma nei Paesi Baschi con Mondragón. Dagli anni Cinquanta nacque un sistema di cooperative nelle quali i lavoratori erano anche soci, partecipavano alla proprietà, eleggevano gli organismi di governo e condividevano i risultati economici. Mondragón non è un modello privo di difficoltà: deve confrontarsi con il mercato, la concorrenza e scelte complesse. Dimostra però che il lavoro può diventare parte reale del potere decisionale.

Queste esperienze delineano una progressione: Shaw modifica il modo di esercitare il potere; Olivetti collega l'impresa alla comunità; Abbe trasforma le convinzioni personali in diritti durevoli; Mondragón interviene sulla proprietà e sul governo dell'impresa. Dalla responsabilità individuale si passa così ai diritti, dai diritti alla partecipazione, dalla partecipazione alla condivisione del potere economico.

Lo sfruttamento lungo l’intera filiera

Oggi lo sfruttamento non si limita alla fabbrica. Le catene produttive mondiali permettono di trasferire le lavorazioni più pesanti dove il lavoro costa meno e le tutele sono più deboli. Un'azienda può rispettare i propri dipendenti diretti e affidare parte della produzione a fornitori che ricorrono a lavoro minorile, caporalato, salari insufficienti o condizioni insicure. Il prezzo ridotto di un prodotto nasconde allora un costo scaricato sulle persone più vulnerabili.

Le donne subiscono inoltre forme specifiche di sfruttamento: disparità salariali, precarietà, ricatti, lavoro di cura non riconosciuto e, nei casi più estremi, tratta e prostituzione alimentate dalla povertà. Un'economia responsabile deve quindi valutare l'intera filiera: provenienza delle materie prime, condizioni di fornitori e subfornitori, impatto ambientale e soggetti che sopportano i costi nascosti della produzione.

Le riforme già possibili

Alcuni strumenti capaci di riequilibrare il rapporto tra capitale e lavoro esistono già. In Italia l'articolo 46 della Costituzione riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende; la legge n. 76 del 2025 ha introdotto forme di partecipazione gestionale, economica e finanziaria, compresa la partecipazione agli utili e, in alcuni casi, al capitale.

Un'altra esperienza è quella dei worker buyout: quando un'azienda rischia di chiudere, i lavoratori possono rilevarla organizzandosi in cooperativa. Gli strumenti della legge Marcora hanno consentito di salvare centinaia di imprese e migliaia di posti di lavoro. In questi casi i lavoratori non sono soltanto destinatari di assistenza, ma soggetti capaci di assumere la continuità produttiva.

Partecipazione alle decisioni, sostegno alle cooperative, responsabilità lungo la filiera e collegamento tra incentivi pubblici e tutela dell'occupazione sono passi concreti. Il loro limite è che rimangono spesso eccezioni o dipendono dalla scelta volontaria delle imprese.

Il contributo del PROUT

Il PROUT (Progressive Utilization Theory), elaborato da Prabhat Ranjan Sarkar, propone perciò un cambiamento più profondo: non soltanto rendere il capitalismo più responsabile, ma democratizzare l'economia. Le piccole attività possono restare private entro limiti che impediscano eccessive concentrazioni; infrastrutture e settori strategici devono essere amministrati nell'interesse collettivo; la parte principale della produzione e della distribuzione dovrebbe svilupparsi attraverso cooperative.

La cooperazione non è considerata una soluzione marginale, ma il cuore dell'economia. Quando i lavoratori partecipano alla proprietà e al governo dell'impresa, il capitale rimane uno strumento necessario, ma cessa di essere l'unica fonte del potere decisionale. È questo il significato della democrazia economica: la democrazia politica resta incompleta se i cittadini eleggono i propri rappresentanti ma non hanno influenza sulle decisioni che determinano occupazione, reddito, ambiente e futuro del territorio.

Anche il profitto assume un significato diverso. Un'eccedenza è necessaria per investire, innovare e garantire stabilità; ciò che viene rifiutato è il profitto come fine esclusivo. La domanda non è più soltanto «quanto produce un'impresa?», ma «quale benessere produce?»: quanto lavoro crea, come distribuisce la ricchezza, quale impatto ha sulla comunità e quale sviluppo umano rende possibile.

L’orizzonte neoumanistico

Una distribuzione più equa del potere economico non garantisce da sola la giustizia. Anche una cooperativa può difendere esclusivamente i propri soci, sfruttare fornitori lontani o ignorare le conseguenze ambientali. Per questo il PROUT è completato dal Neoumanesimo, che estende la responsabilità oltre gli interessi del singolo individuo, dell'impresa o della nazione.

Il Neoumanesimo considera ogni essere umano, ogni essere vivente e il mondo naturale come parte di una medesima comunità di destino. Applicato all'economia, richiede di valutare l'intera rete di relazioni prodotta da un'attività: condizioni di lavoro lungo la filiera, effetti sugli ecosistemi, uso delle risorse e conseguenze per le generazioni future.

La natura cessa così di essere una riserva gratuita di materie prime. Suolo, acqua, foreste e biodiversità sono un patrimonio comune. Consumare irreversibilmente queste risorse per un vantaggio immediato significa trasferire i costi del presente a chi verrà dopo di noi. Il Neoumanesimo offre quindi il criterio etico della democrazia economica: senza una diversa distribuzione del potere, il rispetto della persona rischia di ridursi a un appello morale; senza un orizzonte universale, anche la democrazia economica può diventare la difesa degli interessi di un gruppo.

Dall'eccezione alla regola

Abbe, Olivetti, Shaw e Mondragón dimostrano che un altro modo di fare impresa è possibile: il lavoratore non deve essere soltanto un costo; l'impresa può rispondere alla comunità; i diritti possono essere garantiti da istituzioni stabili; i lavoratori possono partecipare alla proprietà e alle decisioni. Mostrano però anche che un cambiamento affidato alla visione di singole persone rimane fragile e può essere cancellato da un successore, da una vendita o da una crisi.

La sfida non consiste dunque nel sostituire imprenditori egoisti con imprenditori generosi, ma nel costruire un'economia nella quale dignità del lavoro, partecipazione e responsabilità siano parte delle regole della produzione. Le riforme già possibili indicano il cammino; il contributo originale del PROUT consiste nel proporre la democrazia economica come completamento naturale di quella politica, orientando l'attività produttiva al benessere collettivo.

Non si tratta semplicemente di rendere il capitalismo più umano. Si tratta di ridurre progressivamente le condizioni che rendono possibile lo sfruttamento e trasformare esperienze ancora eccezionali in un ordinamento economico stabile, democratico e universale.

1. ZEISS colloca Ernst Abbe tra il 1840 e il 1905, documenta la costituzione della Fondazione Carl Zeiss nel 1889, lo statuto del 1896 e l’introduzione della giornata di otto ore nel 1900.

2. La Fondazione Adriano Olivetti documenta la sua vita, dal 1901 al 1960, il progetto Comunità sviluppato dal secondo dopoguerra e l’integrazione, a Ivrea, tra fabbrica, servizi sociali, abitazioni, cultura e territorio.

3. Le fonti dedicate a Enrique Shaw lo collocano tra il 1921 e il 1962, lo indicano come dirigente delle Cristalerías Rigolleau e riferiscono la sua opposizione, nel 1961, alla richiesta di licenziare circa 1.200 lavoratori.

4. La storia ufficiale di Mondragón ricostruisce l’arrivo di José María Arizmendiarrieta nel 1941, l’avvio della scuola professionale nel 1943, la fondazione di ULGOR nel 1956 e la nascita di Caja Laboral nel 1959.

5. La legge italiana 15 maggio 2025, n. 76, in vigore dal 10 giugno 2025, disciplina la partecipazione gestionale, economica, finanziaria, organizzativa e consultiva dei lavoratori, in attuazione dell’articolo 46 della Costituzione.

6. La relazione del Ministero delle Imprese descrive la legge Marcora come strumento per la costituzione di cooperative da parte di lavoratori di aziende in crisi. CFI riferiva, per il periodo 1986-2021, 317 worker buyout finanziati e 9.655 posti di lavoro interessati da queste operazioni.

7. Prabhat Ranjan Sarkar, ideatore del PROUT, parla di economia decentralizzata basandola soprattutto sulle cooperative e di neoumanesimo come estensione dell’umanesimo a tutti gli esseri creati, oltre i sentimenti sociali e geografici limitanti.

Fonte: Il NeoUmanista, luglio 2026, pagine 17-18-19.

Amal Carrer

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