Diritti Umani

Referendum Giustizia: perché è necessario votare NO

Il governo di Giorgia Meloni ha posto come priorità della sua azione legislativa la riforma della giustizia che prevede una votazione popolare tramite Referendum (senza quorum). Il quesito prevede sette modifiche di articoli della Costituzione Italiana. Con i problemi economici e sociali che ha il nostro paese, bisognerebbe capire perché il governo ha posto questa priorità. Dopotutto la separazione delle carriere non risolverebbe quello che sono le carenze della Giustizia Italiana: 

  1. Carenza di risorse e gestione dei tribunali. Mancanza di magistrati, cancellieri e funzionari in tutta Italia.
  2. Inadeguatezza tecnologica. Sistema informatico obsoleto e privo di security come nel caso del processo penale telematico che potrebbe portare alla velocizzazione delle sentenze.
  3. Necessità di intervenire su norme dannose che rallentano i processi come la prescrizione e la successiva improcedibilità.
  4. La limitazione dell’uso delle intercettazioni ostacola la lotta alla criminalità organizzata e ai reati di corruzione, concussione e peculato.

Questa riforma punta alla modifica del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) un organo di autogoverno di rilievo costituzionale che garantisce l’autonomia della Magistratura. Con la vittoria del SÌ, il Referendum abrogativo andrebbe a modificare una delle colonne della nostra Costituzione: il mantenimento della separazione dei poteri dello Stato: Legislativo (Parlamento), Esecutivo (Governo), Giudiziario (Magistratura). I “padri fondatori” che hanno dato la forma alla Costituzione Italiana erano tutti d’accordo su una regola: la separazione e l’autonomia dei poteri dello Stato avrebbero creato un sistema di controlli incrociati tali da mantenere vive i fondamenti su cui si basa la nostra democrazia. 

Questo impianto è lo stesso che suggerisce il Prout per l’ordinamento sociale futuro. P. R. Sarkar ideatore e promotore di questa nuova teoria socio economica, nel suo discorso “Democrazia Compartimentata” (1) è molto esplicito a riguardo. Criticando l’impianto democratico su cui è stata fondata l’India, simile alle maggiori democrazie occidentali, fa queste affermazioni: “Nelle cosiddette democrazie, persino la magistratura non può funzionare in modo indipendente, poiché il partito al governo esercita pressioni su giudici e ufficiali giudiziari. Pertanto, a volte vengono emesse sentenze che strangolano la giustizia”…. “Nel sistema attuale, la magistratura è sottoposta a un ministro e le pressioni del ministro possono comprometterne l’indipendenza. Per eliminare questo difetto e garantire una giustizia imparziale, la magistratura dovrebbe avere il diritto di operare in modo indipendente. In nessun caso il presidente della Corte Suprema dovrebbe essere trattato come inferiore al Presidente o al Primo Ministro. Solo moralisti e persone oneste dovrebbero essere insediati sul sacro seggio della giustizia. Se le persone non tengono sotto stretto controllo questa questione, l’ingiustizia prenderà il posto della giustizia”.

La nostra Costituzione, diversamente a Germania, USA, Francia, India ecc. ha questa caratteristica di separazione del potere giudiziario dal potere politico che Sarkar reputa indispensabile in ragione del mantenimento di valori morali nella società. La sua proposta di gestione dello Stato avviene attraverso un sistema di Democrazia Compartimentata, dove i poteri  dello Stato sono separati con proprie autonomie. È una regola garantista, una finestra nel futuro per un cambiamento più rispettoso dei diritti di tutti. E’ per questo che è indispensabile votare NO al Referendum del 22-23 marzo 2026.

Le interferenze della politica sugli organi dello Stato, con funzioni di far osservare le leggi, sono un rischio che impediscono il progresso sociale, vero obiettivo dei proponenti del SI. Utilizzare la modifica della Costituzione, togliendo autonomia al potere giudiziario è una concezione dello Stato profondamente immorale, un escamotage per permettere ad una certa parte della politica di favorire gli interessi di casta e di chi finanziariamente la alimenta. Sulla separazione dei poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario e di revisore dei conti P. R. Sarkar è molto chiaro: “Tutti e quattro i rami sopra menzionati dovrebbero avere la possibilità di funzionare in modo indipendente. Ci saranno quindi quattro compartimenti. Nessun compartimento funzionerà sotto l’egida di un altro”.

Con il Referendum l’attuale maggioranza di governo vuole eliminare la separazione dei poteri che i padri fondatori della nostra Costituzione avevano sapientemente organizzato. E’ per questa ragione che tutte le persone morali che intendono creare un futuro basato sulle libertà ed i diritti di tutti devono esprimersi per il NO al Referendum che voteremo il 22 – 23 Marzo. 

(1) Il discorso “Democrazia compartimentata” di Prabhat Ranjan Sarkar è stato dato il 17 luglio 1961, a Bettiah, Bihar – India, pubblicato in: Prout in a Nutshell Volume 3 Parte 14 Ed. elettronica

    Dante Faraoni

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